Chi ha subito un licenziamento che ritiene ingiusto, o non riceve da mesi lo stipendio, spesso rinuncia a far valere i propri diritti per un motivo molto concreto: il timore dei costi di giustizia. Nelle cause di lavoro e in quelle previdenziali, però, la legge prevede un regime di favore che molti non conoscono: sotto una certa soglia di reddito il processo si avvia senza versare nulla all’erario.
Cos’è il contributo unificato
Il contributo unificato è la somma che va versata allo Stato per iscrivere una causa a ruolo, e il suo importo cresce con il valore della controversia. Non è il compenso dell’avvocato: è una tassa sul processo, che si paga a prescindere da chi assiste la parte e che di norma va anticipata al momento del deposito dell’atto introduttivo.
La regola di favore per il lavoro e la previdenza
L’art. 9, comma 1-bis, del d.P.R. 115/2002 (Testo Unico sulle spese di giustizia) stabilisce che, nelle controversie individuali di lavoro, in quelle sui rapporti di pubblico impiego e in quelle di previdenza e assistenza obbligatorie, il contributo unificato è dovuto solo da chi ha un reddito imponibile IRPEF, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a tre volte il limite previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Il limite di riferimento è stato da ultimo aggiornato a 13.659,64 euro con decreto ministeriale del luglio 2025. La soglia rilevante per le cause di lavoro è quindi il triplo, cioè circa 40.979 euro di reddito imponibile.
- Reddito entro la soglia: nessun contributo unificato da versare. La causa si avvia senza quel costo.
- Reddito oltre la soglia: il contributo è dovuto, ma nei giudizi di merito in misura ridotta rispetto a quella ordinaria.
Due precisazioni importanti. La soglia si riferisce al reddito personale del lavoratore risultante dall’ultima dichiarazione, non al reddito dell’intero nucleo familiare come accade invece per il patrocinio a spese dello Stato. E il regime di favore riguarda il giudizio di merito: per il ricorso in Cassazione il contributo è dovuto nella misura ordinaria.
Come si fa valere
L’esenzione non è automatica nel senso di essere presunta: va dichiarata. In calce o a margine dell’atto introduttivo il difensore attesta, su indicazione del cliente, che il reddito imponibile della parte non supera la soglia di legge. Serve quindi avere sotto mano l’ultima dichiarazione dei redditi o la Certificazione Unica al primo appuntamento.
Una dichiarazione non veritiera ha conseguenze serie, sul piano tributario e non solo: è un passaggio che va fatto con attenzione, non dato per scontato.
Esenzione dal contributo e patrocinio a spese dello Stato non sono la stessa cosa
È la confusione più frequente, e vale la pena chiarirla:
- l’esenzione dal contributo unificato riguarda solo la tassa dovuta allo Stato per iscrivere la causa a ruolo. Il compenso dell’avvocato resta a carico della parte;
- il patrocinio a spese dello Stato ha una soglia di reddito più bassa (e calcolata sul nucleo familiare convivente), ma copre anche l’onorario del difensore, che viene liquidato dallo Stato.
Chi rientra nei limiti più stringenti del patrocinio beneficia di entrambe le agevolazioni. Chi sta nella fascia intermedia — sopra il limite del patrocinio ma sotto i circa 41.000 euro — non paga comunque il contributo unificato: un risparmio che, nelle cause di valore elevato, non è affatto trascurabile.
Gli importi indicati sono aggiornati alla data di pubblicazione: il limite di reddito viene rivalutato periodicamente con decreto ministeriale, quindi va sempre verificato al momento del deposito dell’atto.
Attenzione ai termini, che sono brevi
Il regime agevolato dei costi non serve a nulla se si arriva tardi. Il licenziamento va impugnato entro 60 giorni dalla comunicazione, con un atto scritto anche stragiudiziale, e il ricorso giudiziale va depositato entro i 180 giorni successivi: si tratta di termini di decadenza, che non si recuperano in alcun modo.
Se hai un problema di lavoro e il timore dei costi ti sta facendo rinviare la decisione, qui trovi come funzionano i compensi e quali sono i casi in cui non paghi nulla.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista.
