Concessione abusiva di credito: quando puoi usarla per pagare meno (e quando no)

“La banca ha continuato a finanziare un’azienda che sapeva già decotta”: è un’accusa che si sente spesso quando un fideiussore viene chiamato a pagare, o quando si ricostruiscono le cause di un dissesto aziendale. Due recenti pronunce della Cassazione, pubblicate a poche settimane di distanza, chiariscono quando questa “concessione abusiva di credito” funziona davvero come difesa — e quando invece non basta a far cadere un finanziamento.

Primo caso: il fideiussore può ridurre quanto deve alla banca — Cassazione, Sez. III, ordinanza n. 21651/2026 (24 giugno 2026)

Una banca aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per circa 1,42 milioni di euro nei confronti di una società e dei suoi fideiussori. Il Tribunale aveva condannato i garanti al pagamento di circa 1,29 milioni. Uno dei fideiussori ha impugnato la decisione sostenendo che la banca avesse continuato a concedere e mantenere credito a un’impresa in grave e conclamata difficoltà, aggravando così il proprio debito di garanzia.

La Cassazione ha chiarito che il fideiussore può opporre alla banca, in tutto o in parte, la condotta colposa nella concessione o nel mantenimento abusivo del credito (in base ai principi generali sul concorso di colpa del creditore, artt. 1227 e 1945 c.c.), ottenendo una riduzione o persino l’esclusione della pretesa azionata nei suoi confronti. Si tratta di un’eccezione rilevabile anche d’ufficio dal giudice, se gli elementi emergono dagli atti di causa — diversamente dall’eccezione di decadenza ex art. 1957 c.c., soggetta a termini e oneri di allegazione più rigidi.

Secondo caso: il debitore non può usarla per far annullare il finanziamento — Cassazione, Sez. I, ordinanza n. 19276/2026 (11 giugno 2026)

In un caso diverso, una banca aveva concesso un mutuo chirografario, garantito al 90% dal Fondo Centrale di Garanzia, a un’impresa già insolvente e priva di dipendenti da oltre un anno. Il Tribunale di Como aveva escluso il relativo credito dal passivo fallimentare, ritenendo il mutuo nullo per illiceità della causa, proprio in ragione della violazione delle regole di sana e prudente gestione da parte della banca.

La Cassazione ha corretto questa impostazione: la violazione delle regole di vigilanza bancaria, pur potendo integrare una concessione abusiva di credito, genera soltanto responsabilità risarcitoria della banca, non la nullità del contratto di finanziamento. Le regole di condotta della banca incidono sulla fase esecutiva del rapporto, non su quella genetica: il mutuo resta quindi valido ed efficace, salvo il caso estremo del cosiddetto “reato-contratto”.

Il quadro che ne risulta

Le due pronunce, lette insieme, tracciano un confine preciso: la concessione abusiva di credito è un fatto che può generare responsabilità della banca e ridurre le pretese nei confronti di chi ha garantito il debito, ma non travolge automaticamente la validità del contratto di finanziamento in sé. Chi vuole far valere questa condotta della banca deve individuare correttamente lo strumento giusto: opporla come concorso di colpa per ridurre la propria esposizione da garante, oppure agire per il risarcimento del danno, senza aspettarsi che il finanziamento venga dichiarato nullo tout court.

Cosa fare se sei un garante o un’impresa coinvolta

  • Se sei un fideiussore e la banca ti chiede di pagare, verifica se il credito garantito è stato concesso o mantenuto nonostante segnali evidenti di insolvenza del debitore principale: può essere un argomento difensivo concreto per ridurre quanto ti viene richiesto.
  • Ricostruisci la cronologia delle informazioni di cui la banca disponeva (centrale rischi, bilanci, segnalazioni), perché è su questi elementi che si valuta la colpa dell’istituto.
  • Se sei un’impresa o un curatore, non dare per scontato che un finanziamento concesso in violazione delle regole di vigilanza sia nullo: la strada corretta è generalmente quella risarcitoria, non quella della nullità contrattuale.
  • Fatti assistere per individuare lo strumento processuale corretto: eccezione di merito, domanda riconvenzionale o azione risarcitoria autonoma, a seconda della posizione che occupi nel rapporto.

Se sei un garante chiamato a pagare un debito bancario, o un’impresa che ritiene di aver subito un danno da una concessione di credito scorretta, contattami per una valutazione della tua posizione.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista.

L’autore

Avv. Gabriele Barone

Avvocato iscritto all’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese. Mi occupo di diritto civile, diritto amministrativo e ricorsi al TAR, recupero crediti e tutela del consumatore, con sedi a Bagheria (Corso Butera 287) e a Palermo (Via Mariano Stabile 241). Assisto inoltre clienti stranieri in materia di aste giudiziarie immobiliari e cittadinanza italiana.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza sul caso concreto.

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